Non è andato proprio a buon fine il primo esperimento di macchine che si autoguidano: al primo giorno di prova c’è già stato il primo incidente. L’auto a guida remota ha urtato contro un lampione

Primo test torinese dell’auto a guida remota e primo incidente. Una manovra errata del pilota che dentro Palazzo Madama era al volante di fronte a un ampio monitor ha fatto sì che la vettura che stava circolando in quel momento in piazza Castello, in un’area di test circoscritta da cordoni per tenere lontano il pubblico, urtasse un lampione. L’auto ha riportato qualche ammaccatura sulla fiancata, ma nessun danno all’apparecchiatura di bordo.
 

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E dopo pochi minuti è stata proprio la sindaca Chiara Appendino a salire sull’auto per il test drive. “Si è trattato di un errore umano, non è un problema di intelligenza artificiale”, spiegano da Telecom Italia, che sono gli artefici del modello di guida senza pilota. La vettura è stata provata per due giorni sotto la Mole, inaugurando la sperimentazione della rete Tim 5G destinata a segnare una rivoluzione per droni e robot. E’ solo l’inizio di un iter che vedrà l’incremento delle automobili robot, in linea con le direttive dell’Unione Europea.

Un progetto ad ampio raggio che, seppur appena iniziato,  nel corso degli anni incrementerà esponenzialmente l’utilizzo di automobili a guida remota in quelle che saranno sempre più “Smart City”, le città del futuro prossimo, sempre più connesse, sempre più automatizzate, verso un’efficienza energetica, o almeno è quanto ci si auspica. Per quanto ora possa sembrare surreale e superfluo, la gestione del traffico attraverso sistemi di intelligenza artificiale consentirà di ottimizzare il consumo energetico e di distribuire il traffico urbano regolandone il flusso e l’inquinamento. Benvenuti nell’era del 5G.

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