
Ed ecco che ci siamo, la tanto decantata APP Immuni che dovrebbe tutelarci dall’esplosione dei nuovi contagi da Covid-19 ha qualche problema che sperò sarà risolto.
Vi descriviamo un caso specifico avvenuto a Milano ad una persona che conosco molto bene, in quanto ci vivo.
Innanzitutto, questo non è in invito a non scaricare l’APP Immuni, ma l’invito a rattoppare eventuali falle o bug nel sistema di gestione.
Andiamo al principio, da buoni cittadini abbiamo scaricato appena disponibile l’APP Immuni, in quanto è stata proposte dal Ministero della Salute, perciò abbiamo voluto partecipare e sostenere il progetto.
Io svolgo un’attività che non mi porta a contatto con le persone, ho attenuato i contatti interpersonali all’essenziale, praticamente non li ho da molti mesi. Utilizziamo la mascherina, il gel, mentre ai primi di settembre abbiamo eseguito l’esame sierologico completo per sapere se fossimo entrati in contatto con il virus, per poi riprendere la vita riservata.
A Milano abbiamo utilizzato i mezzi pubblici con il distanziamento sociale, sempre con mascherina, e con metà settembre abbiamo usato le ffp2. In alternativa abbiamo preferito camminare a piedi o usare l’automobile di proprietà.
Adottiamo tutte le precauzioni.
Un mio familiare il lavoro ce l’ha in Istituto scolastico superiore, dove sono state adottate, anche lì, tutte le misure di sicurezza, anche se resto sconcertato su alcuni aspetti che ritengo delle pecche organizzative indicate dai poteri centrali.
Con il trascorrere delle settimane, varie classi dove lavora la mia convivente sono andate in quarantena una dopo l’altra, sino a toccare circa il 20% dell’Istituto scolastico. Ciò ha illuminato la lucina che c’è in me, confermando che qualcosa nell’organizzazione della scuola non andava.
Ed ecco che a fine ottobre alla mia compagna giunge un alert Immuni che indicava che ai primi di ottobre era entrata in contatto con una persona che aveva contratto il Covid.
Ma quel giorno eravamo tappati in casa, come lo eravamo anche il giorno prima. Da lì telefonate varie, così come ai numeri indicati, poi ad amici medici, ricerche su internet, infine nella cronologia dello smartphone per vedere il tragitto fatto.
Ed ecco la conferma: non c’erano stati contatti con estranei nei 3 giorni precedenti al giorno indicato nel rosso dell’alert Immuni.
Se non fosse chiaro, la mia compagna ha visto nel suo smartphone l’avviso Immuni, una ventina di giorni dopo il contatto con una persona che aveva contratto il virus.
Nel dubbio la mia compagna si sottopone al sierologico, ovviamente a suo carico per circa 70 Euro, ed è tutto negativo.
Ma ecco il botto finale che mi fa sobbalzare dalla sedia. Venerdì dopo cena, un tintinnio dello smartphone avverte, il giorno XY sei entrato in contatto con un positivo al Covid-19. Ovviamente, era lo smartphone della mia compagna.
Beh, sull’attimo sentivo fastidio alla gola, ho fatto una diagnosi istantanea per individuare se fosse tutto a posto. L’avviso è inquietante.
Il lasso di tempo tra il contatto e l’avviso stavolta è davvero ravvicinato. La situazione è credibile, ci si deve mettere in quarantena, quantomeno la mia compagna, e sentire il medico.
Seppur fosse sabato, lei telefonata al nostro medico che ci dice di rivolgerci alla guardia medica. Poi un lampo di genio, andiamo a scrutare la cronologia dello smartphone. Dico, potevamo farlo prima, ma ci rammentavamo che al lavoro era andata con i mezzi pubblici.
Niente di ciò, il giorno incriminato e quello precedente la mia compagna non ha utilizzato i mezzi pubblici, che comunque non sono sempre affollati come si sostiene. Al lavoro in classe gli alunni non ci sono, si lavora con un discutibile sistema in remoto (il preside ha trovato un cavillo nell’ordinanza regionale, e lei impone ai docenti di andare tutti in classe, cosa che sta avvenendo anche adesso che siamo in zona rossa).
Quindi, anche stavolta, nessun contatto con esseri umani in un periodo di 4 giorni, compreso quello incriminato.
A questo punto cala un sollievo soprattutto in me che standomene tappato tra casa e ufficio dovrei essere al riparo dal contagio.
Che fare?
Non ci sono risposte certe a questo succedersi di eventi, ma non possiamo esser sottoposti ad avvisi devastanti, dopo che ormai tra TV e giornali non si parla d’altro.
Chi ci ricompensa dell’ansia e dei costi imposti degli esami che facciamo e che comunque, rifaremo per un evidente bug dei tracciamenti inviati da Immuni?











