Il modo di concepire il viaggio sta cambiando profondamente. Secondo i dati del settore, il 69% dei viaggiatori non aspetta più le occasioni tradizionali come matrimoni, compleanni o anniversari per partire. Si viaggia per celebrare traguardi professionali, per chiudere capitoli importanti della propria vita, o semplicemente perché si riconosce il valore di prendersi una pausa.
Questa trasformazione interessa sempre di più il settore turistico, che secondo le previsioni raggiungerà un valore globale superiore a 11,7 trilioni di dollari. I dati ci dicono che ormai il 65% delle prenotazioni avviene online, ma la novità più significativa riguarda il tipo di esperienza ricercata. I viaggiatori cercano autenticità, vogliono immergersi nelle comunità locali e vivere esperienze che lascino un’impronta duratura. Non più semplici turisti, ma esploratori consapevoli alla ricerca di viaggi esperienziali e sostenibili che vadano oltre la superficie.
Vietnam, Cina e Giappone: le mete che ridefiniscono il viaggio nel 2026
Le destinazioni che emergono per il 2026 riflettono perfettamente questa evoluzione verso esperienze più dense di significato. Secondo le ultime stime evidenziate dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Turismo, gli arrivi in Asia e nel Pacifico crescono dell’11%, raggiungendo il 92% dei livelli pre-pandemia. Il Nord-Est asiatico guida la ripresa con un +20% sul 2024, pur restando ancora sotto i valori del 2019. Nel primo semestre 2025 spiccano le performance di Giappone e Vietnam (+21%) e della Corea del Sud (+15%). Bene anche Malesia e Indonesia (+9%) e Hong Kong (+7%), con volumi ormai prossimi ai livelli pre-Covid.
Dentro questo scenario di rinnovata centralità dell’Asia si inserisce anche la Cina, che si riafferma come meta da riscoprire con uno sguardo più consapevole. La recente rimozione delle restrizioni sui visti per i cittadini italiani facilita l’accesso a un Paese che, accanto alle grandi città storiche, offre regioni meno esplorate e contesti culturali complessi, ideali per itinerari di immersione profonda costruiti su una conoscenza diretta del territorio.
Il Giappone continua ad attrarre per la sua capacità di tenere insieme tradizione e contemporaneità, proponendo esperienze che spaziano dai templi ai paesaggi naturali, fino ai quartieri urbani più dinamici. Un equilibrio che rende il viaggio un percorso sensoriale e culturale, particolarmente apprezzato da chi cerca autenticità e profondità.
In questa stessa direzione si colloca il Vietnam, spesso indicato come modello di turismo sostenibile. Il paese offre una biodiversità straordinaria e un forte impegno nella tutela del territorio. Ma è soprattutto il rapporto autentico con le comunità locali a rendere questa destinazione unica: qui il viaggiatore non è spettatore, ma partecipe di una cultura millenaria che si svela attraverso mercati tradizionali, laboratori artigianali e incontri con le popolazioni che abitano regioni remote.
“Questi Paesi non si improvvisano e richiedono un approccio etico, spiega Alessia Daisy Lai, fondatrice di Alessiadventure e travel designer specializzata in viaggi etici e su misura, “i viaggiatori oggi cercano esperienze autentiche e sostenibili: santuari reali, non trappole per turisti, guide che appartengono davvero alle comunità locali, soggiorni che rispettano l’ambiente e le persone. La differenza sta nel saper educare a viaggiare in modo responsabile, trasformando la voglia di esperienza in rispetto per i luoghi che ci ospitano.”
È tempo di travel designer per costruire viaggi che lasciano il segno
Di fronte a destinazioni così complesse e ricche, nasce l’esigenza di affidarsi a professionisti capaci di costruire esperienze davvero significative. Ed qui che entra in scena il travel designer, una figura che va oltre la semplice organizzazione logistica per diventare progettista di itinerari etici, sostenibili e profondamente personali. La missione è quella di costruire relazioni dirette con operatori e comunità locali, verificando sul campo la sostenibilità delle strutture e l’autenticità delle esperienze proposte.
Questo approccio incontra il favore di Elder Millennials e Gen Z, generazioni che non si accontentano di visitare un luogo ma vogliono viverlo, comprenderlo, portarlo nel cuore.
Questo approccio risponde a un cambiamento evidente nella domanda di viaggio. Oltre il 60% dei viaggiatori dichiara di voler vivere esperienze costruite intorno ai propri interessi, valori e tempi, superando i pacchetti standard e il turismo preconfezionato. In questo contesto, la figura del travel designer diventa centrale: è chi traduce desideri, sensibilità e complessità culturali in itinerari coerenti, profondi e memorabili.
“Il viaggio è prima di tutto incontro: con culture, comunità e territori. Il mio lavoro è accompagnare le persone a scoprire i luoghi in modo etico e consapevole, trasformando ogni itinerario in un’esperienza che resta.” conclude Alessia Daisy Lai.

