
Le priorità del Pnr
L’altro provvedimento all’esame del Consiglio dei ministri è stato il Piano nazionale delle riforme, un lungo elenco di priorità da mettere a punto a settembre e da portare a Bruxelles per accedere ai nuovi fondi europei anti-Covid che va dalla riforma del fisco (ma senza condono) agli investimenti in scuola, ricerca, trasporti e banda larga passando per il sostegno ad alcuni settori strategici dalla farmaceutica al biomedicale, dall’auto alla siderurgia – compresa la transizione green dell’Ilva di Taranto – all’edilizia, dal turismo e alla cultura. Un mosaico di cui un pezzo fondamentale è proprio il decreto Semplificazioni.
L’obiettivo, ribadito nel Pnr, è abbassare le tasse a partire da «ceti medi e famiglie con figli» ma anche accelerare «la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale». Per farlo resta cruciale un nuovo piano di spending review e la lotta all’evasione che punterà sull’incrocio dei dati e «il miglioramento della qualità dei controlli» ma, assicura l’esecutivo, non ci saranno «nuovi condoni che, generando aspettative circa la loro reiterazione, riducono l’efficacia della riscossione delle imposte».
Per modernizzare il Paese e spingere la ripresa dell’economia il piano del governo guarda soprattutto agli investimenti che, grazie ai fondi “Next generation”, potranno superare il 3% del Pil rimettendosi in linea con la media Ue. Priorità ai trasporti (a Roma si dovrà arrivare da tutta Italia in massimo 4 ore e mezza) e alla banda larga. Ma anche a istruzione e ricerca, che in tre anni dovrebbero ottenere circa 7 miliardi in più, lo 0,4% del Pil.
La finalità principale della riforma, scrive Gualtieri nella premessa al Piano nazionale di riforma – di solito allegato al Def di aprile ma che quest’anno è stato ritardato causa Covid – è «quella di rimuovere gli ostacoli che negli ultimi anni hanno rallentato non solo gli appalti e gli investimenti pubblici, ma anche, più in generale, la crescita dell’economia».
Le semplificazioni rappresentano «il primo passo per attuare il Piano di Rilancio» e «fatto salvo il contrasto alla corruzione» si agisce in tutti i campi, dalla disciplina degli appalti all’accelerazione delle «opere pubbliche già finanziate e in fase avanzata di progettazione» ai tempi di «procedure e iter autorizzativi, senza compromettere le esigenze di tutela dei beni culturali e del paesaggio» alla spinta ai dirigenti pubblici ad «assumere le decisioni», circoscrivendo «puntualmente il reato di abuso d’ufficio e la responsabilità erariale degli amministratori».











