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Così i test virtuali rivoluzionano il mondo delle gomme

MILANO – I test virtuali? Stanno stravolgendo la progettazione delle gomme, con risultati straordinari su costi, riduzione dei tempi di lancio dei nuovi modelli e aumento delle prestazioni. La rivoluzione arriva dal colosso Pirelli – 19 stabilimenti in 12 paesi – che è passata al digitale da anni e che oggi, grazie a computer dalla potenza di calcolo record e ai software più avanzati punta molto sull’ingegneria virtuale. Chi fornisce le gomme per tutti i team di F1 guarda sempre avanti, si sa, e ora i test virtuali  costituiscono l’ottanta per cento di tutte le prove da fare per lanciare un nuovo pneumatico. Un record, che ha permesso alla Pirelli – nel periodo di lockdwon – di andare avanti e di non fermare lo sviluppo e di aumentare nettamente la velocità di progettazione .
“Una rivoluzione – spiega Piero Misani Senior Vice President R&D and Cyber –  che rispecchia la situazione che stiamo vivendo, un cambio che non è partito per il Covid ma che oggi torna utilissimo perché il passaggio al mondo digitale offre vantaggi enormi”. Questo non vuol dire che i collaudatori spariranno. Anzi. “Acquisiscono nuove competenze – spiega Misani – danno al tecnico diverse indicazioni, anche stando seduti nel simulatore. E tutto questo porta a ridurre i costi perché una maggiore velocità di progettazione ci porta ad avere più efficienza”.

Fare meno prototipi e meno test fisici fa risparmiare parecchio (affitto delle piste, viaggi, eccetera) e anche questo influisce sul costo finale. “Senza contare – continua Misani – che investendo in nuovi strumenti di calcolo riusciamo a cambiare anche la professionalità delle persone. Una volta contava tutto, o quasi, l’esperienza. Oggi invece è tutto molto più legato a metodi, a modelli, ai computer”.

Tutto questo porta a una riduzione del numero dei prototipi del 20%. E un taglio dei tempi del 30%.  Risultati record, ottenuti però grazie a due fattori. Il primo è che Pirelli spende in ricerca r Sviluppo il 6,1% dei ricavi. Il secondo è che la casa della “P” lunga lavora a stretto contatto con le case automobilistiche (ha un numero di omologazioni per la case doppio rispetto a quello dei concorrenti). Le cose migliori, si sa, si fanno sempre insieme.
 
 

Fonte www.repubblica.it

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