Il neosindaco dell’ex borgo dell’accoglienza Antonio Trifoli, eletto alle amministrative di maggio con una lista vicina alla Lega, era ineleggibile in quanto dipendente comunale. È il parere del Viminale
di Donata Marrazzo

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Ha appena fatto in tempo a sostituire il cartello di “Riace paese dell’accoglienza” con quello di “Riace paese dei Santi medici e martiri Cosimo e Damiano” (che poi sarebbe Cosmo, più esattamente) – gemelli martiri, di origini siriane, patroni di medici, chirurghi e farmacisti – che gli è arrivata addosso una tegola del Viminale: il neosindaco dell’ex borgo dell’accoglienza Antonio Trifoli, eletto alle amministrative di maggio con una lista vicina alla Lega, era ineleggibile in quanto dipendente comunale.
Così si è espresso il ministero dell’Interno riguardo alla « sussistenza della causa ostativa all’espletamento del mandato da sindaco», inviando una nota alla Prefettura di Reggio Calabria che ha già comunicato il parere al Consiglio comunale.
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Ispettore della sicurezza a tempo determinato, fino al 27 aprile, Trifoli non avrebbe potuto candidarsi e dunque essere eletto, in base a quanto previsto dal Testo unico degli Enti locali (comma 8 art.60). E invece ha chiesto (e ottenuto) l’aspettativa non retribuita per motivi elettorali, nonostante «un rapporto di lavoro di carattere subordinato, a tempo parziale (26 ore settimanali) e determinato», come si legge nella nota.
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