
Il telescopio spaziale Hubble compie 30 anni e ci regala un ‘corallo cosmico’: è l’immagine di una spettacolare culla di stelle nella Grande Nube di Magellano, scelta per celebrare la sua lunga carriera iniziata il 24 aprile 1990, quando la collaborazione tra Nasa e Agenzia spaziale europea (Esa) portò al lancio del telescopio a bordo dello Space Shuttle Discovery insieme a cinque astronauti. Posizionato il giorno seguente in un’orbita terrestre bassa, Hubble aprì i suoi occhi sul cosmo trasformando per sempre la nostra conoscenza dell’Universo.
L’Esa lo festeggia con una DIRETTA che prende il via alle 16,30 e nella quale si alteranno le dichiarazioni degli esperti in cinque lingue, a partire dall’italiano, che trasmettiamo sul canale ANSA Scienza e Tecnica
La missione ha prodotto finora 1,4 milioni di osservazioni, fornendo dati che astronomi di tutto il mondo hanno usato per scrivere più di 17.000 pubblicazioni scientifiche, facendone uno dei più prolifici osservatori spaziali della storia. Il suo ricco archivio dati contribuirà ad alimentare la ricerca astronomica per molte generazioni. “Hubble ha plasmato l’immaginazione di un’intera generazione, ispirando non solo gli scienziati, ma praticamente tutti”, commenta Gunther Hasinger, direttore delle attività scientifiche di Esa.
“Hubble ci ha regalato visioni stupende dell’universo, dai pianeti più vicini fino alle galassie più lontane che abbiamo mai visto”, afferma Thomas Zurbuchen della Nasa. “E’ stato rivoluzionario lanciare un telescopio così grande 30 anni fa, e questa potenza dell’astronomia sta producendo della scienza rivoluzionaria ancora oggi. Le sue immagini spettacolari hanno catturato l’immaginazione per decenni e continueranno a ispirare l’umanità per gli anni a venire”.
Lo dimostra anche il ‘corallo cosmico’ che Hubble ci offre per il suo compleanno. Questo nome stravagante è stato scelto per la straordinaria somiglianza con l’ambiente marino, ma in realtà l’immagine mostra la nebulosa gigante NGC 2014 e la sua vicina NGC 2020. Insieme compongono parte di una vasta regione di formazione stellare nella Grande Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea, distante approssimativamente 163.000 anni luce. Nonostante le due nebulose appaiano ben separate in questa immagine, ottenuta nello spettro della luce visibile, nella realtà sono parte di un enorme complesso di formazione stellare, dominato dal bagliore di stelle almeno 10 volte più grandi del Sole. Queste stelle hanno vite brevi, di solo alcuni milioni di anni, rispetto al periodo di vita di 10 miliardi di anni del nostro Sole.
Il pezzo forte di NGC 2014 è un raggruppamento di stelle brillanti e massicce, vicino al centro dell’immagine, che ha spazzato via il bozzolo di gas idrogeno (di colore rosso) e polvere nel quale era nato. Un torrente di radiazione ultravioletta emessa dall’ammasso stellare illumina il panorama circostante. Per contrasto, la nebulosa di colore blu NGC 2014 è stata plasmata da una stella enorme, che è circa 200.000 volte più luminosa del nostro Sole. Si tratta di un esempio di una rara classe di stelle conosciute come stelle Wolf-Rayet, che si pensa derivino dalle più massicce tra le stelle.












