ROMA – Fu uno dei tre che fecero “girare le balle” ai francesi negli anni d’oro del ciclismo, in un’Europa che stava dimenticando la guerra. Anche se poi a Parigi lo amarono. Gastone Nencini da Firenze, esattamente 60 anni fa vinse – dopo Bartali e Coppi – il Tour de France. Gastone, come Coppi, non aveva paura, nelle folli discese per cui era famoso e nella vita. E così quel 1960 divenne l’anno che cambiò la sua vita: primo al Tour, secondo al Giro d’Italia, incontra l’amore, nasce un figlio. Il problema è che Maria Pia è sposata, e lui pure. Nell’Italia degli anni ’60 e solo 5 anni dopo la clamorosa e terribile vicenda di Fausto e della “Dama bianca”. Nencini era l’italiano bello (quasi alla pari col suo grande rivale Anquetil vero sex-symbol del momento) ritratto in mille cartoline pubblicitarie della sua squadra. Proprio dai messaggi privati scritti su alcune di quelle cartoline Giovanni Nencini (il figlio) ha ricostruito quell’anno incredibile di sport e di amore in un libro appena uscito: “Sulla cresta dell’onda”.
Dodici mesi che facciamo raccontare a lui, davanti a un bicchiere di vino in una piazza di Montalcino invasa dalle bici d’epoca dell’Eroica (scenario perfetto). “Babbo e mamma si conoscono in gennaio e il tour è a luglio. Quindi la storia di questa epica vittoria, una vittoria della vita, si incrocia con la storia d’amore della vita. Dalla quale poi sono nato io, sempre nello stesso anno. La mamma aveva una bella profumeria nel centro di Firenze. Il babbo che passava di lì durante gli allenamenti, si ferma e rimane colpito da questa signorina – anzi, da questa signora, perché era già sposata -. E anche lui era già sposato. Da quel giorno tutte le scuse sono buone per tornare al negozio. Ma non accade nulla: lei spera che le dica qualcosa, ma nessuno fa il primo passo: erano tutti e due abbastanza timidi. Al punto che lei fa in modo di incontrarlo in strada, ma si emoziona talmente alla sospirata richiesta di fare una passeggiata che risponde incredibilmente di no. Poi, dopo qualche settimana, arriva il fatidico appuntamento: la storia nasce in piazzale Michelangelo, il luogo più romantico del mondo”.

Gastone Nencini con l’allora presidente francese Charles De Gaulle
Ma quasi subito, con l’inverno, inizia la stagione dei ritiri e poi delle corse, a partire dalla Milano – Sanremo. E sarà la stagione indimenticabile di Nencini: maglia gialla e, per un soffio, secondo al Giro d’Italia. “Si vedono sporadicamente quando lui torna a Firenze, ma è chiaro che è una storia seria, al di là di tutte le convenzioni. Cercano almeno di sentirsi, ma è molto difficile. Lui le lascia, uno dopo l’altro, i numeri degli alberghi in cui si sposta e lei lo chiama di nascosto dai telefoni pubblici. In cambio le manda delicatissimi messaggi d’amore sulle cartoline pubblicitarie della Carpano che era la sua squadra: un epistolario scritto sotto la sua foto che reclamizza il “Punt e Mes”, tutto spedito in buste gialle al fermo posta di Firenze”.
Poi ci sono il Giro, il Tour, e sull’onda del trionfo la lunga serie di circuiti e gare in pista a quel tempo molto seguiti e dove si guadagnava molto. Il Tour è ancora l’evento sportivo più popolare in assoluto. Su Nencini che conduce la corsa – che allora, non dimentichiamolo, era per squadre nazionali – c’è la pressione contrapposta di due intere nazioni da sempre rivali delle due ruote. Gastone resiste, è in testa alla classifica per quasi tutte le tappe. Con un episodio clamoroso. Prima di Parigi, la corsa passa per il paese residenza estiva di De Gaulle, che a sorpresa (forse ben studiata…) scende in strada tra la folla. E’ un evento eccezionale, la carovana si ferma e il presidente va a stringere la mano a Nencini dicendogli che ormai ha conquistato Parigi. “Anche se il babbo ricorda che non disse ‘l’italiano’ ma ‘il fiorentino’ in maglia gialla”.
Fra tutte quelle cartoline – proprio durante il Tour – ce n’è una che incrocia il Nencini campione e il Nencini innamorato, e ne segna il destino. E’ scritta il 28 giugno da Dieppe, da un Gastone furibondo che resta indietro in una tappa rocambolesca con il rischio concreto di veder andare in fumo la vittoria finale, tra il tripudio dei francesi: “Amore mio grande, oggi come avrai appreso dai giornali ho perso la maglia gialla, però mi resti tu che spero di non perdere mai. Ti bacio e ti penso sempre di più”.
“Il babbo raccontava che con quelle parole ritrovò la convinzione per l’assalto finale che qualche giorno dopo lo portò a trionfare sugli Champs-élisée. Si rivedono quasi a settembre, sul treno che lo riporta a Firenze da eroe. Maria Pia sale alla stazione di Bologna e raggiunge Gastone nel suo scompartimento, davanti alla porta si pianta il capotreno che non si muoverà più fino all’arrivo. La mamma raccontava che fecero l’amore ininterrottamente e che, pur avendo girato tanto, quello rimaneva il viaggio più bello della sua vita. Poi, prima della stazione di Santa Maria Novella, scompare e scende da un altro vagone”.
Sono gli anni dell’Italia bigotta, in cui persino il Papa interviene a stigmatizzare l’unione tra Fausto Coppi e Giulia Occhini (che finì anche in carcere). “Ma Gastone e Maria Pia lasciano le loro case, vanno a vivere insieme e nasco io. E scatta l’ostracismo anche per me. Si cerca di darmi il cognome del marito di mamma, ovviamente fanno ricorso e vincono. Mi assegnano un cognome d’ufficio e solo dopo un po’ quello di mia madre, con tutti i problemi che si possono immaginare (solo una brava maestra stava attenta nel fare l’appello a chiamarmi sempre per nome). Sono riuscito a diventare Nencini dopo la legge sul divorzio del ’74. Ma di tutto questo mia madre diceva che Gastone era davvero un personaggio che rappresentava l’ansia di vivere dell’inizio anni Sessanta. E che era stato bello vivere così”.
Proprio l’altro “ciclista bello” di quegli anni, il francese Anquetil, pochi mesi prima era venuto in Italia a vincere il Giro e togliere a Nencini per un soffio la mitica accoppiata Giro – Tour. “Ma questa è storia nota. Con l’incredibile duello all’ultima tappa sulla terribile salita del Gavia: il francese è in maglia rosa, mio padre – che era un discesista folle – resiste in salita e tenta il tutto per tutto in discesa. Lo stacca tanto da essere virtualmente lui in maglia rosa a non molto dall’arrivo. Ma Anquetil, che era anche molto potente e ricco, convince un corridore italiano ad aiutarlo nell’inseguimento. Recupera abbastanza e ce la fa: vincerà il Giro per 28 secondi. Ventotto secondi! Per il ciclismo del tempo era come dire nulla”.
“E però: secondo al Giro, primo al Tour, l’amore della vita, un figlio. Esattamente 60 anni fa, che anno straordinario”.
Fonte www.repubblica.it











