TORINO – Mancano solo gli scudi, quelli quadrangolari stretti e lunghi dell’esercito romano, e poi i soldati di Nicola potrebbero anche andare in battaglia: come quelle testuggini militari di oltre 2 mila anni fa, organizzate dai migliori condottieri dell’Antica Roma, con gli scudi tenuti davanti, ai fianchi o sopra le teste da decine e decine di legionari, per avanzare tutti assieme protetti come un carrarmato. Però qui veniamo in pace: “Perché io vi voglio bene, caz…ooooooo!!!!“. Promesso: prima e ultima parolaccia che riportiamo sul giornale, quindi vi chiediamo subito venia. Però dà l’idea, rende appieno quell’urlo belluino che il tecnico imprime nell’aria in faccia a una trentina di persone strette attorno a lui, più o meno un paio di minuti dopo la fine delle partite.
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L’urlo
Roba da devastare i timpani altrui a pochi centimetri di distanza, se non fosse che a fine gara Nicola si ritrova sempre con un bel pezzo di voce smarrita in precedenza nel vento, per il continuo gridare dalla panchina. Però lì, con il tecnico esattamente al centro della testuggine granata, il suo resta un urlo rauco ma anche quasi sovrumano, ancora nel pieno dell’enorme trance agonistica. Per cui immaginatelo, Nicola. E ricordatevi quelle scene. A Benevento, poi a Torino contro la Fiorentina, infine sabato scorso a Bergamo. Sempre il solito rito. Con l’allenatore che, al triplice fischio finale, comincia a chiamare a raccolta tutti: titolari, subentrati, panchinari e collaboratori vari. […]
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Fonte tuttosport.com











