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Vaccini:”L’intera popolazione mondiale è diventata un’involontaria cavia umana”?

Di questi vaccini si conoscono veramente le reazioni avverse?

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«Ipotizziamo che le risposte immunitarie cellulari innescate dall’attivazione delle cellule T, che si verificherebbero giorni dopo la vaccinazione, portino all’uccisione diretta delle cellule che presentano la proteina spike e un ulteriore rilascio di spike nel flusso sanguigno. I meccanismi alla base del rilascio di S1 ​​libero e il successivo rilevamento della proteina spike intatta rimangono poco chiari e richiedono ulteriori studi» è la seconda lapidaria frase della ricerca intitolata “Antigene del vaccino SARS-CoV-2 circolante rilevato nel plasma dei destinatari del vaccino mRNA-1273”.

Tradotta dal linguaggio strettamente scientifico a quello giornalistico ha un senso inequivocabile: è ignoto il modo in cui i vaccini a RNA messaggero interagiscono con la proteina S del SArs-Cov-2 proprio in relazione alle cellule T.

Una ricerca guidata da una giapponese e parzialmente pagata dalla Bill & Melinda Gates Foundation solleva macroscopici dubbi sulle reazioni pericolose scatenate nel sangue dal vaccino .

La ricercatrice giapponese Alana F. Ogata
La ricercatrice giapponese Alana F. Ogata

La notizia è clamorosa perché segnala il comportamento anomalo della proteina Spike, equiparata ad una tossina dall’immunologo canadese Bimar Bridle, professore associato dell’Università di Guelph (Ontario, Canada) che per primo ha svelato l’importanza dello studio condotto dalla ricercatrice Alana F. Ogata del Dipartimento di Patologia e della Divisione delle malattie infettive del Brigham and Women’s Hospital di Boston (Massachussets, USA), del Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering dell’Harvard University della stessa città all’Harvard Medical School.

Questa ricerca è stata supportata dal fondamentale contributo del professor David R. Walt, attivo negli stessi centri sanitari, ma anche inventore della Simoa technology (sviluppata dalla Quanterix corporation di cui è azionista), un kit ultrasensibile all’immunodosaggio per il rilevamento degli anticorpi nella ricerca COVID-19 e il profilo delle Citochine.

Proprio come segnalato in precedenza da una ricerca cinese diffusa ad ottobre dalla prestigiosa rivista specialistica Nature cui è stato dato risalto mediatico solo da Gospa News, il nodo del problema e della pericolosità dei vaccini è infatti nelle chitochine T che possono sviluppare una reazione auto-immune tale da causare gravi problemi sanguigni (come le trombosi) ma anche, nel tempo, lesioni ai polmoni per immunopatologia polmonare.

Il nuovo lavoro degli scienziati di Boston si basa sull’analisi empirica del comportamento della proteina Spike in 13 giovani operatori sanitari a cui è stato somministrato il vaccino Moderna ma giunge ad un allarme analogo a quello lanciato in autunno dalla ricerca condotta in due prestigiose Università della Cina realizzata invece su esperimenti di laboratorio sui topi e sull’analisi di una letteratura scientifica immensa di ben 143 altri studi pubblicati.

«L’evidenza del rilevamento sistemico della produzione di proteine ​​spike e S1 dal vaccino mRNA-1273 è significativa e non è stata ancora descritta in nessuno studio sui vaccini, probabilmente a causa delle limitazioni nella sensibilità del dosaggio e nella valutazione dei tempi. La rilevanza clinica di questo risultato è sconosciuta e dovrebbe essere ulteriormente esplorata» scrivono Ogata e Walt insieme agli altri ricercatori Chi-An Cheng,  Michaël Desjardins,  Yasmeen Senussi,  Amy C Sherman, Megan Powell,  Lewis Novack,  Salena Von,  Xiaofang Li,  Lindsey R Baden nello studio pubblicato e accettato (ovvero già revisionato) dalla Oxford Academic (Infection Disease Society of America) il 20 giugno 2021.

Le stesse ritenute il “punto critico” dei vaccini dello studio cinese che, nell’autunno 2020, invitava le Big Pharma alla cautela ed a maggiori ricerche sulla questione, ma fu di fatto nascosto dalla comunità scientifica internazionale che fece quadrato intorno agli antidoti contro il Covid-19 ormai in avanzata fase di trials clinici. Per farla breve, come sostenuto dallo stesso Montagnier e da altri esperti, l’intera popolazione mondiale è diventata un’involontaria cavia umana di questi vaccini di cui non si conosce il funzionamento.

Nell’abstract della ricerca di Ogata e Walt, infatti, si evidenzia soltanto l’attivazione del processo immunitario suscitato dal vaccino Moderna. «Le proteine ​​SARS-CoV-2 sono state misurate in campioni di plasma longitudinali raccolti da 13 partecipanti che hanno ricevuto due dosi di vaccino mRNA-1273. 11 partecipanti su 13 hanno mostrato livelli rilevabili di proteina SARS-CoV-2 già dal primo giorno dopo la prima iniezione di vaccino. Il margine della proteina SARS-CoV-2 rilevabile è correlato alla produzione di IgG e IgA».

«Oltre alla proteina S, altre proteine, come la proteina N, la proteina M, le proteine non strutturali (nsps) e le proteine accessorie, possono potenzialmente fungere da antigeni. Infatti, le proteine virali e le loro interazioni con i fattori dell’ospite erano associate a risposte immunitarie dell’ospite squilibrate, come bassi livelli di interferoni di tipo I (IFN-I) e IFN-III e livelli elevati di citochine pro-infiammatorie» scrissero gli scienziati cinesi emettendo poi una lapidaria sentenza.

L’immunologo-virologo canadese Bridle  ha svelato anche un documento interno dell’americana Pfizer (produttrice con la tedesca BioNTech dell’altro vaccino mRNA Comirnaty) riferito ai disordini nella circolazione sanguigna e alle complicazioni di gravi trombosi: capaci di causare le emorragie cerebrali su cui avviò indagini negli USA il CDC (Center of Disease Control) dopo la prematura morte del medico della Florida, Gregory Michael o di innescare infiammazioni cardiache come quello che hanno suscitato l’allerta dell’EMA (European Medicines Agency).

«Studi recenti sui cambiamenti delle citochine in pazienti infetti da SARS-CoV-2 hanno anche osservato una maggiore secrezione di citochine Th2, che potrebbe contribuire all’immunopatologia polmonare,una reazione avversa che può scatenarsi nel sistema immunitario e provocare danni gravi ai polmoni inficiando la loro capacità a difendersi dagli attacchi di agenti patogeni con conseguenze anche fatali.. Pertanto, il controllo della risposta delle cellule T deve essere considerato quando si progettano vaccini contro SARS-CoV-2» sosteneva la ricerca delle due università della Cina evidenziando che i maggiori rischi derivavano proprio dai vaccini a RNA messaggero…continua su gospanews.net

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