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Pesaro Film Fest, apre Butch Cassidy

ROMA – In apertura una proiezione in piazza per i 50 anni di Butch Cassidy di George Roy Hill, con la coppia d’oro Paul Newman – Robert Redford, “la quintessenza del buddy movie”; un focus sul cinema italiano di genere (richiamato anche dal manifesto dell’edizione 2019 del Festival, realizzato dal fumettista Roberto Recchioni), da Lucio Fulci (Sette note in nero) a Gabriele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot); il cinema in spiaggia, anche a 35 mm, e fra gli omaggi, quello a Bertolucci, con il video dell’intervista realizzata dal regista nel 2011 con Adriano Aprà e Bruno Torri.

Sono fra i percorsi della 55/a Mostra Internazionale del nuovo cinema di Pesaro (15 – 22 giugno), che continua a unire sguardi alla settima arte fra passato e futuro, fra maestri e nuove voci. Una novità di quest’anno, nel ricco programma, sono gli incontri di Fuoricinema a cura di Walter Veltroni, con Giovanni Floris, che svela la sua anima da appassionato di cinema, e Lino Banfi. Per il concorso internazionale di Pesaro Nuovo Cinema – Premio Lino Micciché, si va dal dal Giappone (Kamagasaki Cauldron War di Leo Sato) alla Spagna con Inland/Meseta di Juan Palacios. “Sono sette film in cui con gli altri membri del comitato di selezione, ci riconosciamo completamente” dice Pedro Armocida, direttore del Festival. Una competizione dove non figurano film italiani: “Ho un atteggiamento molto laico su questo – commenta -. Vedendo soprattutto opere prime e seconde non ho trovato film adatti ad essere inclusi”.

Il cinema italiano, resta comunque protagonista, non solo attraverso il genere (nelle retrospettiva, fra gli altri, anche film di Sergio Leone, Dario Argento, Elio Petri, Pupi Avati, i Manetti Bros e Edoardo De Angelis), ma anche con l’avanguardia della sezione ‘Satellite’, che presenta titoli come Watna di Lorenzo Casali e Micol Roubini e Variazioni luminose nei cieli della città di Giuseppe Spina. Fra le proiezioni speciali anche anteprime mondiali come quella di White flowers di Marco De Angelis e Antonio Di Trapani. “Io credo che l’industria cinematografica italiana stia morendo – dice netto Adriano Aprà, uno dei punti di riferimento della critica cinematografica italiana e direttore della mostra di Pesaro dal 1990 e il 1998, che al Festival, viene raccontato quest’anno da un documentario di Pasquale Misuraca -. Si producono 200 film all’anno, una pura follia, un suicidio programmato. Per fortuna è già sorto un altro cinema italiano di gran lunga migliore, con autori come Di Trapani e Marco De Angelis, che purtroppo viene perlopiù ignorato dall’industria e la critica”. Spazio inoltre, fra gli altri, agli omaggi per i 30 anni di Fuori Orario, i 20 anni di Stracult e alla cineasta Barbara Hammer, pioniera del cinema lesbico, scomparsa a marzo. Tra le retrospettive quella sul materiale video di Alberto Grifi e sul cinema della regista e videoartista Lee Anne Schmitt. Lo sguardo di donna sul cinema, torna con le opere di cinque registe nel Focus del cinema spagnolo, di altre cinque al centro di ’10 anni di cinema russo e ‘Femminismi – Lezioni di storia”: senza idee di quote rosa, ma “per creare un reale spazio di visibilità”.

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