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Sgravi giovani under 30: incentivo solo per il 5,3% dei contratti firmati

Nei primi due mesi dell’anno, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Inps, sono stati firmati 438.895 contratti a tempo indeterminato, tra nuovi rapporti e trasformazione di contratti a termine. Ebbene, sapete quanti di questi rapporti hanno fruito dell’incentivo strutturale per assumere giovani, vale a dire hanno riguardato under30? Appena 23.105. In pratica, il 5,3% per cento.

“É una decontribuzione al 50% fino a 3mila euro su base annua per 36 mesi a partire dalla data di assunzione”

In che consiste lo sgravio giovani under 30 

L’esonero triennale
E la situazione non è migliorata molto rispetto al dato complessivo del 2018, anno in cui è partito questo esonero (si tratta di una decontribuzione al 50% fino a 3mila euro su base annua per 36 mesi a partire dalla data di assunzione). Lo scorso anno la misura si applicava agli under35. Ma i numeri sono rimasti piuttosto bassi. Sempre secondo i dati ufficiali Inps, su 1.785.198 contratti complessivi a tempo indeterminato sottoscritti nel 2018, quelli che hanno riguardato giovani under35, beneficiando cioè dell’agevolazione, sono stati appena 134.506, il 7,5% del totale. Insomma, performance piuttosto modeste: si tenga anche conto che l’incentivo diventa pieno (100%) in caso di stabilizzazione di giovani che, nei sei mesi precedenti, hanno svolto presso il medesimo datore di lavoro attività di alternanza scuola-lavoro o apprendistato “formativo”. Un modo per rafforzare il link scuola-lavoro, tentando di abbreviare il primo inserimento occupazione dei ragazzi che da noi si attesta intorno ai 14 mesi dall’uscita dalla scuola (nell’area Euro siamo circa alla metà del tempo).

Garanzia giovani, a passo lento
Il punto è che anche nella fetta “meno qualificata” e più in difficoltà dei ragazzi, cioè gli under29 Neet, i numeri di inserimento lavorativo, attraverso la misura specifica, Garanzia giovani, non sono così brillanti. Qui il monitoraggio lo cura Anpal, e l’ultimo report è stato pubblicato a metà aprile. Ebbene, i Neet presi in carico sono risultati oltre 1,4 milioni. Al 56,9% è stata offerta una misura di politica attiva. Il percorso più diffuso è il tirocinio extracurriculare. Rispetto alla platea che ha portato a termine una misura, vale a dire 595.685 ragazzi, la percentuale di coloro che risultano occupati è del 52,5%, pari a più di 312mila Neet. Anche qui, numeri alquanto modesti.

Penultimi nell’area euro
E così non sorprendono le performance statistiche. L’Italia è scesa al penultimo posto, o al secondo se vogliamo guardare la classifica dall’alto verso il basso, per tasso di disoccupazione giovanile. Qui i dati sono forniti da Istat ed Eurostat, e gli ultimi disponibili sono relativi a febbraio 2019. Da noi i giovani senza un impiego sono il 32,8%, siamo un po’ migliorati rispetto allo scorso anno. Ma peggio di noi, nell’area euro, attualmente fa solo la Grecia, al 39,5% (il dato è fermo a dicembre 2018). La Spagna che, fino a qualche mese fa, ci precedeva, adesso c’ha superato, migliorando la sua posizione: 32,4 per cento. Restiamo lontanissimi dai primi della classe, la Germania, stabile intorno al 6% di disoccupazione giovanile, grazie soprattutto al sistema di formazione duale. Che in Italia, è l’ennesimo paradosso, l’attuale governo sta smontando. L’alternanza scuola-lavoro è stata infatti dimezzata in ore e fondi, e le nuove linee guida, attesa da settimane, per dare indicazioni a scuole e imprese disorientate sono ancora chiuse nei cassetti del Miur. Per non parlare di Def e provvedimenti ad hoc, dove al momento il capitolo giovani totalmente assente, sparito dai radar (e dall’attenzione dell’esecutivo giallo-verde). Visti i numeri (e i ritardi) italiani, non sembra la scelta migliore.

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