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SANITÀ: ‘FILMDIPESO’ QUEST’ANNO AFFRONTA STIGMA OBESITÀ

Torna lo Short Film Festival ‘Filmdipeso’, dopo il rinvio forzato a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, per parlare dei disturbi del peso come sovrappeso e obesita’ che interessano ormai quasi un italiano su due. Il Festival alla sua quarta edizione e’ ospitato dalla citta’ di Latina nella doppia data di venerdi’ 18 e sabato 19 settembre presso il cinema Oxer.

A raccontare via skype alla DiRE l’obiettivo e i dettagli della rassegna e’ Gianfranco Silecchia, Professore Ordinario di Chirurgia Generale Sapienza Universita’ di Roma Direttore Scientifico Short Film Festival ‘Filmdipeso’.

“Credo che la magia del cinema aiuti la comunicazione non c’e’ dubbio, il coinvolgimento emotivo in una sala al buio dove si vedono storie in cui lo spettatore si immedesima possa lasciare una traccia profonda rispetto che leggere o apprendere da qualsiasi media un comunicato che tratta lo stigma del peso. Per noi quest’anno lo stigma dell’obesita’ e’ il focus del festival che ha come tema il cibo, l’alimentazione, la nutrizione e i disturbi alimentari e l’obesità”.

Il ‘weightbias’ lo stigma legato al peso in eccesso o in difetto e’ una grande discriminazione. Nell’opinione pubblica l’eccesso e il difetto di peso vengono identificati come una colpevolezza del paziente. Quasi ad additarlo ed infatti spesso si sente usare una serie di appellativi come ‘il ciccione’ e non del paziente affetto da obesita’. Anche la comunicazione tra medici che si occupano di questa malattia deve partire dal corretto linguaggio per dare dignita’ e opportunita’ al paziente di cura. I nostri pazienti rappresentano il 10% della popolazione italiana.

Non stiamo parlando di una popolazione di nicchia ma di un 10% proprio secondo le rilevazioni Istat. Esiste una carta dei diritti e dei doveri del paziente obeso che e’ stato oggetto di una votazione bipartisan nel corso dell’Obesity day del 2019 al Senato che tra le altre cose ribadisce l’impegno del sistema
sanitario nazionale proprio per combattere lo stigma dell’obesita’. Quando questo problema si verifica in eta’ adolescenziale questo si traduce in bullismo, assenza di relazioni, tracce e impronte nell’emotivita’ dei nostri adolescenti obesi che possono essere difficili da cancellare nel resto della vita e’ innanzitutto un problema di consapevolezza, di conoscenza e di informazione.

Distinguiamo i disturbi del comportamento alimentare, riconosciuti come anoressia e bulimia in assoluto dai non addetti ai lavori anche se c’e’ una costellazione dei disturbi del comportamento alimentare che puo’ anche comprendere l’obesita’.

Cioe’ un paziente che ha disturbi alimentari puo’ anche essere obeso.

L’obesia‘ e’ una malattia cronica, recidivante, invalidante che presenta gravi complicanze.
Attualmente il Ssn non riconosce l’obesita’ come malattia. Ma se lo stesso paziente obeso presenta altre complicanze come il diabete allora quel paziente puo’ avere delle facilitazioni ed esenzioni in quanto diabetico. Attendiamo la complicanza per dare un nome e cognome alla causa che ne ha determinato l’insorgenza. I numeri nel nostro Paese sono stati rilevati dall’Istat.

Se parliamo nel Lazio ci sono circa 350mila nuovi casi ogni anno di pazienti obesi che hanno bisogno di assistenza a vari livelli. Ci sono i centri di riferimento, i centri di assistenza che offrono la possibilita’ di un intervento chirurgico bariatrico specifico e sono sviluppati negli ambulatori sul territorio.

L’inquadramento del paziente obeso deve essere sostenuto da un team multidisciplanere che comprende: l’endocrinologo, lo psicologo o lo psichiatra, il nutrizionista, lo pneumologo perche’ tali pazienti possono essere gravati da complicanze respiratorie ed il chirurgo. Il percorso di cura deve essere personalizzato offrendo cosi’ al paziente la migliore possibilita’ di trattamento. I centri di eccellenza sul territorio danno la possibilita’ di ricorrere al trattamento chirurgico quando questo e’ indicato”.

 Il lockdown non ha aiutato per nulla le persone affette da disturbi alimentari. Come medico cosa ha potuto osservare nei suoi pazienti e qual e’ la lezione per il futuro da ricordare?

“Lo staff di ‘Filmdipeso’ quest’anno ha prodotto per la prima volta un cortometraggio dal titolo ‘Il peso del ricordo, la quarantena pontina’ in cui noi raccontiamo cosa succede nel Sud del Lazio durante il lockdown anche con testimonianze di pazienti, psicologi e medici di famiglia. Un motivo in piu’ per
venire al Festival. Il lockdown ha rappresentato una grande sfida perche’ il paziente si e’ sentito solo non avendo accesso in ospedale per le limitazioni. Ci siamo ‘inventati’ la telemedicina per supportare a distanza grazie a piattaforme per supportare il paziente e per fa capire che il paziente obeso rientra tra le
fragilita’ dl Covid.

Infatti questo tipo di pazienti possono avere quindi un andamento clinico piu’ grave da infezione da Covid-19. Infatti si ascrivono oltre alle persone anziane i pazienti che hanno malattie cardiovascolari, gli obesi e i diabetici. Studi molto ampi hanno dimostrato che gestire un paziente obeso con il Covid e’ complicato.

Si sono incrociate due pandemie la pandemia dell’obesita’ dichiarata dall’Oms con quella da Covid-19 che ha fatto da lente d’ingrandimento e che ci ha messo sotto gli occhi la fragilita’ del paziente obeso e la necessita’ della cura e del monitoraggio di questi pazienti particolari.

Oggi si parla di Sar COV 2, domani sara’ Sars-COV 3 ma il paziente obeso sara’ sempre fragile per cui serve una strategia per poter affrontare la complessita’ di questi soggetti”.