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Ci sarebbe un’accorta strategia di Paolo Savona dietro la “svolta moderata” di Salvini

Il ministro degli Affari europei appare poco, ma conosce alla perfezione i meccanismi più o meno perversi del rapporto Unione europea – mercati ed è in grado come pochi altri di scongiurarne i pericoli. Avrebbe ispirato l’intervista al Sole 24 Ore

Alcuni estratti dell’intervista a Matteo Salvini di Barbara Fiammeri e Manuela Perrone per Il Sole 24 Ore

 

“Alla riunione con i capigruppo e gli esperti economici della Lega è emersa una prima lista di priorità. Da che cosa partite?

Legge Fornero, con quota 100 da subito. Avvio della flat tax a cominciare dai più piccoli, bisogna vedere se si parte dalle famiglie o dalle partite Iva. Pace fiscale ed Equitalia, questione non solo di giustizia ma anche di fondi che altrimenti non recupereremo mai. E tra l’altro potremmo estenderla anche alle multe, come molti sindaci ci chiedono. Poi accise sulla benzina, con l’obiettivo di annullare gradualmente quelle che hanno compiuto 60-80 anni di storia. Fatturazione elettronica obbligatoria 2019, che per i piccoli rischia di essere un aggravio di spesa non da poco. E poi c’è da liberare gli avanzi di bilancio dei comuni per le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria.

 

Ma quanto valgono questi interventi?

Su tutte le misure ho chiesto ai miei uomini di conti di ragionare sempre e comunque sull’arco del triennio, previsto dal Def. Perché questa non sarà una manovra mordi e fuggi come qualcuno insinua. Intendiamo presentarci ai mercati e all’Europa con una legge di bilancio seria che faccia crescere l’economia di questo Paese, nel rispetto di tutti i vincoli Ue. È chiaro che non faremo tutto subito, né gli italiani se lo aspettano. Ci saranno opzioni a un anno, a due anni e a tre anni. Se vogliamo governare a lungo, non possiamo far saltare i conti.

tria savona

 

E il deficit?

Il dibattito su 1,7 o 1,9 o 2,4 o 2,9 arriva alla fine. Prima ci mettiamo i contenuti. L’obiettivo è di mantenere il rispetto dei vincoli e delle regole esterne imposte, di non sforare alcunché.

 

Non la preoccupa che una marcia indietro sulla Fornero possa mettere in fibrillazione i partner europei?

No. Sarebbe una riforma equilibrata che soprattutto crea occupazione. Uno degli aspetti più deleteri della Fornero, al di là dell’iniquità, è stato aver ingessato il mercato del lavoro.

Si è parlato molto di rilancio degli investimenti. A che punto siamo?

Cominciamo da quelli dei comuni. Ci sono decine di miliardi di euro non spesi per le manutenzioni, non ancora cantierabili per mancanza di progetti, come i 7 miliardi per l’edilizia scolastica. Soldi su cui Bruxelles non avrebbe nulla da dire. Partiamo da qui.

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