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Scuola Sociale

Didattica a distanza: se protratta, potrebbe essere un “danno irrecuperabile per i ragazzi coinvolti”

E se la scuola dispone di spazi ampi, fare lezione da casa è davvero la scelta migliore per i ragazzi?
È la situazione paradossale in cui si trova la Andersen International School di Milano che potrebbe garantire il distanziamento sociale di tutti i suoi 500 iscritti, dalla Nursery alla High School e, invece, con il nuovo Dpcm gli studenti dalla seconda media fino al liceo sono tornati a seguire le

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lezioni da casa.

“La didattica a distanza è stato un valido supporto nella situazione di emergenza improvvisa in cui ci siamo trovati a marzo, ma non potrà mai essere un’alternativa all’insegnamento in presenza: il valore delle relazioni umane e l’efficacia delle lezioni in classe non potranno essere sostituite da uno scambio di informazioni e contenuti attraverso uno schermo.

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Questa nuova ondata di didattica a distanza, se protratta, potrebbe essere un danno irrecuperabile per i ragazzi coinvolti”. È l’allarme lanciato da Bianca Parravicini, direttrice e fondatrice della Andersen International School di Milano.

L’istituto paritario si trova in una situazione paradossale: dispone di spazi interni ed esterni molto ampi che sono in grado di garantire il giusto distanziamento sociale per tutte e 36 le sue classi, che vanno dalla Nursery alla High School, eppure in base alle ultime disposizioni legislative di queste settimane i ragazzi dalla seconda media in su devono restare a casa e seguire le lezioni a distanza.

Tra i corridoi della scuola si assiste a uno scenario duplice: mentre nelle classi che hanno l’obbligo di restare a casa si vede un professore in un’aula vuota che fa lezione di fronte a uno schermo “pieno” di ragazzi collegati, nella classe accanto invece gli studenti seguono regolarmente le spiegazioni del professore. Nel rispetto degli obblighi ministeriali, nei mesi scorsi, sono stati adottati tutti i presidi medici e le misure necessarie per far fronte a eventuali casi di positività: colonnine di gel igienizzante, termo scanner per controlli della febbre a campione e anche un’aula Covid; gli ampi spazi, tra cui il parco di 18.000 mq che circonda la scuola, hanno poi permesso di far accedere i ragazzi da due cancelli distinti che, attraverso percorsi obbligati, conducono a 10 ingressi all’edificio creati ad hoc o dalle porte finestra al primo piano o passando dalle scale antincendio, per gestire la situazione di emergenza.

La didattica a distanza è davvero la scelta migliore per il bene dei ragazzi, anche quando la scuola è in grado di far svolgere in sicurezza le lezioni, come nel caso della Andersen?
Secondo la preside era necessario prevedere un regime diversificato in base alle situazioni: “Nonostante gli ampi spazi e gli sforzi che abbiamo fatto per adeguarci alle normative, resta il rammarico per aver già dovuto interrompere l’anno scolastico, che è ancora nella fase delicata dell’inizio. Dato che per ora il nuovo Dpcm resterà in vigore fino al 3 dicembre prossimo, le lezioni si svolgono a distanza esattamente come se gli studenti fossero in classe, con la conseguenza che restano davanti a uno schermo ininterrottamente dalle 8:30 alle 15:45, alle medie e dalle 8.10 alle 13.30, al liceo, ma è impensabile proseguire in questo modo per molti mesi.

I ragazzi, che dai 12 anni in su resteranno a casa da soli (così i genitori possono andare a lavorare), rischiano comunque di fatto di trovarsi abbandonati a sé stessi davanti a uno schermo: gli strumenti tecnologici sono stati fondamentali in una situazione di emergenza perché hanno reso possibile portare a termine i programmi quando ancora non eravamo pronti; inoltre allenano alcune competenze come la velocità e l’interattività ma non possono sostituirsi alla spiegazione dell’insegnante in classe.

La didattica a distanza deve dunque essere una soluzione temporanea. Altrimenti a farne le spese saranno soprattutto i ragazzi, privati del calore delle relazioni umane e dello scambio con gli insegnanti e i compagni, che sono una parte fondamentale del percorso di educazione e di formazione che la scuola deve garantire, anche in termini di socialità”.

Cosa pensano i diretti interessati? Le testimonianze di alcuni studenti e dei loro genitori

“La didattica a distanza non è adatta ai ragazzi della mia età che avrebbero bisogno di rafforzare conoscenze e amicizie in vista del liceo”, Filippo della classe Y9 (3° media)

“Nonostante i professori siano stati bravi, la DAD rende noi alunni molto soli. E penso anche i professori” Livia della classe Y9 (3° media)

“La didattica a distanza non regge il confronto con quella in presenza e rischia di compromettere il nostro percorso di apprendimento scolastico e di formazione alle sfide della vita. Io credo che un buon compromesso potrebbe essere l’alternanza, in ogni classe, tra ragazzi in DAD e ragazzi che vanno a scuola” Sonia della classe Y8 (2° media)

“Ho la fortuna di frequentare una scuola con ampi spazi e che mi permette di rispettare tutte tutte le regole per la sicurezza. In questa situazione è ancora più difficile accettare di non poter vedere i miei compagni: alla mia età è importante stare con loro per crescere insieme”. Federica della classe Y8 (2° media)

“La scuola on-line è difficile perché è complicato mantenere la concentrazione per lungo tempo davanti a uno schermo e poi ci possono essere problemi con con i dispositivi elettronici o la rete di casa. Personalmente non riesco a seguire come vorrei le lezioni e non riesco a sentirmi coinvolta come in classe” Benedetta della classe Y10 (1° liceo)

“Un’intera generazione di adolescenti rischia di subire gravi danni nel momento più importante della loro crescita, condannandoli a un mondo fatto di relazioni digitali. Nei casi in cui è possibile evitare ai nostri figli questa situazione, credo che sarebbe giusto prevedere delle deroghe” Mamma di Samuel della classe Y10 (1° liceo)

“I nostri figli hanno il diritto allo studio in presenza e hanno bisogno di mantenere rapporti reali con i compagni e i professori. Le relazioni virtuali portano alienazione, isolamento e chiusura mentale. Una scuola senza alunni è come una giornata senza sole” Mamma di Francesco della classe Y10 (1° liceo)

“Sono rimasta spiazzata dalla reazione di mio figlio di fronte alla nuova fase della dad: ‘Mamma, ma quindi comportarsi bene, rispettare le regole e le indicazioni, non serve a nulla? Tutto stava funzionando, eppure mi sembre di essere stato punito’ ” Mamma di Andrea della classe Y8 (2° media)

“Penso che la didattica in presenza sia la scelta migliore proprio per la salute dei nostri ragazzi, soprattutto se la scuola presenta spazi idonei a mantenere il distanziamento sociale” Mamma di Maila della classe Y9 (3° media)

“Mia figlia ogni giorno veniva a scuola a piedi, usando sempre la mascherina e il gel per le mani. Era contenta e motivata. Bloccare la didattica in presenza per lei significa stare nella sua stanza, isolata, senza condividere nulla con le sue amiche. Chiudersi in un mondo virtuale può portare conseguenze devastanti per gli adolescenti che, in questo periodo particolare della loro vita, sono spesso in conflitto con i genitori” Mamma di Carlotta della classe Y9 (3° media)

“La scuola in presenza è fondamentale a tutte le età, non solo per i più piccoli. La DAD era un compromesso e i professori sono stati impeccabili. Ma ora impedire a una scuola di fare lezione in presenza in totale sicurezza è una grave mancanza: il tempo non torna più” Mamma di Benedetta della classe Y10 (1° liceo)