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"Trust", Emanuele Crialese dirige ottavo episodio della serie con Donald Sutherland

di Redazione Spettacoli
Si intitola "Nel nome del padre" l'episodio numero otto della serie tv "Trust, il rapimento Getty". Il regista è Emanuele Crialese, che ha avuto la possibilità di lavorare con una squadra internazionale capitanata dal premio Oscar Danny Boyle
Il regista di "Nuovo mondo" e "Terraferma" nella produzione creata da Danny Boyle
"E' un racconto sull'innocenza perduta" dice Crialese sull'episodio di "Trust, il rapimento Getty"

Una storia che ha appassionato e turbato il mondo. Una vicenda che ha fatto discutere, sollevato riflessioni e polemiche, che è stata soggetto del recente film di Ridley Scott Tutti i soldi del mondo, ed è al centro della serie tv Trust – Il rapimento Getty, in onda dal 28 marzo alle ore 21:15 su Sky Atlantic. Regista e cast internazionale per lo sceneggiato a puntate che mette in scena il rapimento (avvenuto a Roma nel 1973) del nipote del ricchissimo petroliere statunitense John Paul Getty: il team creativo è composta al regista premio Oscar Danny Boyle (Trainspotting, The Millionaire, Sunshine, 28 giorni dopo), da Simon Beaufoy (sceneggiatore, tra gli altri, di Full Monty, The Millionaire, Hunger Games La ragazza di fuoco) e Christian Colson (produttore di Trance, Selma, Transpotting 2). Il cast comprende Harris Dickinson nei panni del protagonista John Paul Getty III, il grande Donald Sutherland nel ruolo del ricco petroliere nonno del rapito, e il premio Oscar Hilary Swank nella parte della madre Abigail “Gail” Harris.

Dieci puntate che sono già state definite dalla critica “divertenti ed eccessive”, e che vedono in scena anche alcuni attori italiani quali Luca Marinelli, Donatella Finocchiaro e Giuseppe Battiston. Andrà in onda questo giovedì 16 maggio, l’ottava puntata della serie, intitolata Nel nome del padre e diretta dal regista Emanuele Crialese. “Con lo scrittore della serie Simon Beaufoy abbiamo lavorato molto su questo episodio” ha dichiarato Crialese all’ANSA.

Sul set però mi sono trovato di fronte all'emergenza di un budget ridotto. Avevo solo dodici giorni di riprese per confezionare una puntata di cinquanta minuti. Non è stato facile, ma grazie alla passione di tutti, dal cast alla troupe, ci siamo riusciti. Nel nome del padre parla di innocenze perdute” ha aggiunto il cineasta siciliano. “C'è un elemento archetipico, quello dell'agnello sacrificale incarnato dai due ragazzi, Getty, e Francesco (D'Aleo). Ognuno a proprio modo è 'imprigionato' dalla propria famiglia. Tra loro si sviluppa una dinamica profonda. Mi sono concentrato molto su quest'anima divisa in due".

Il regista di Respiro, Nuovo Mondo, Terraferma sta lavorando a un nuovo progetto cinematografico. “Dopo aver raccontato chi parte, la migrazione, sento la necessita' di uscire dal sociale ed entrare di più nell'anima, esplorando l'intimità e l’identità".