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Dubbi e segreti, tutti i nodi del Russiagate

 

LA MISSIONE DEL MINISTRO USA A ROMA

Il presidente Usa Donald Trump sostiene che servizi occidentali deviati avrebbero brigato per far emergere il sostegno dei russi alla campagna per l’elezione del presidente repubblicano. Tra le intelligence in ballo ci sarebbe anche quella italiana, all’epoca sotto la guida di governi vicini all’amministrazione democratica, Obama e Hillary Clinton. Lo scontro tra Conte e Renzi

di

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Marco Ludovico

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7 ottobre 2019


Polverone impeachment, per Trump è il vero via alle presidenziali

3′ di lettura

Il primo appuntamento è fissato per dopodomani, mercoledì 7 ottobre, quando il Copasir – il comitato bicamerale di controllo sui servizi segreti – si riunirà per eleggere il nuovo presidente al posto di Lorenzo Guerini (Pd) diventato ministro della Difesa.

Un passaggio essenziale per l’annunciata audizione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul Russiagate. Tema finito in una bufera politica incessante, per ora, alimentata soprattutto dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi, e da quello della Lega, Matteo Salvini.

Il Russiagate italiano è una vicenda dai contorni confusi, probabilmente gonfiati: c’è chi la paragona addirittura al caso Abu Omar ma non c’è nessun sequestro di persona o attività di contrasto al terrorismo internazionale. Resta però da vedere se gli incontri tra la nostra intelligence e alcuni vertici dell’amministrazione Usa siano stati ortodossi sul piano tecnico e politico. Conte non ha dubbi, lo ha già detto. Gli avversari politici sì.

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Le trame per le elezioni americane 2016
Il presidente Usa Donald Trump sostiene che servizi occidentali deviati avrebbero brigato per far emergere il sostegno dei russi alla campagna per l’elezione del presidente repubblicano. Tra le intelligence in ballo ci sarebbe anche quella italiana, all’epoca sotto la guida di governi vicini all’amministrazione democratica, Obama e Hillary Clinton. Tutti in effetti ricordano le esternazioni ripetute di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni a favore dei dem Usa proprio alla vigilia delle elezioni poi vinte da Trump. Ma da qui a sostenere un impegno dei nostri servizi contro quello che di lì a poco sarebbe diventato il nuovo presidente americano, ce ne corre. La tesi sembra piuttosto la contro-narrazione trumpiana per difendersi dalle accuse del procuratore Robert Mueller.

 

 

 

 

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