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MALTRATTAMENTO INFANZIA: RISCHIO ALTO E AMPLIFICATO DA EMERGENZA SANITARIA

Presentato l’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia dell’organizzazione umanitaria Cesvi: restano alti i fattori di rischio soprattutto nel Mezzogiorno. Focus anche sull’emergenza Covid-19: rischi in aumento e servizi di prevenzione e contrasto messi a dura prova dal lockdown. Le proposte e gli interventi di Cesvi.

Resta alto in Italia il rischio maltrattamento all’infanzia, amplificato anche dalle conseguenze sociali ed economiche
dell’emergenza coronavirus. È quanto emerso dalla III edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia
in Italia dell’organizzazione umanitaria Cesvi, che quest’anno ha il titolo “Restituire il Futuro”.
L’Indice – curato da Cesvi e sviluppato sotto la guida di un comitato scientifico

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di altissimo livello composto da
Autorità Garante Infanzia e Adolescenza, Istat, MIUR, Istituto degli Innocenti, CISMAI, Consiglio Nazionale Ordine
Assistenti Sociali – è stato redatto dalle ricercatrici Giovanna Badalassi e Federica Gentile e presentato in occasione di un incontro digitale, moderato dalla giornalista del TG2 Francesca Romana Elisei, che ha visto la partecipazione della Ministra alle Pari Opportunità, professoressa Elena Bonetti.
Il fenomeno del maltrattamento sui bambini è forse la peggiore tra le emergenze sociali sia per la sproporzione di
forze tra il maltrattante e il maltrattato sia per il tradimento della fiducia che i bambini ripongono negli adulti. Tutte le forme di maltrattamento hanno conseguenze gravi non solo sui bambini/e, ma anche sulla società: gli ex bambini
maltrattati, sono oggi adulti che vivono con un pesante fardello di dolore che spesso scaricano sui propri figli,
generando un circuito vizioso di trasmissione intergenerazionale. In Italia si stima che 47,7 minorenni su 1.000 siano
seguiti dai servizi sociali. Di questi quasi 100.000 sono vittime di maltrattamento 1 . Il maltrattamento sui bambini è
infatti la conseguenza ultima di una situazione di disagio che coinvolge le figure genitoriali e il contesto familiare,
ambientale e sociale nel quale i bambini crescono.
L’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia analizza la vulnerabilità al fenomeno del maltrattamento dei
bambini nelle singole regioni italiane, attraverso l’analisi dei fattori di rischio presenti sul territorio e della capacità
delle amministrazioni locali di prevenire e contrastare il fenomeno tramite i servizi offerti. Il risultato è una
graduatoria basata su 64 indicatori classificati rispetto a sei diverse capacità che rappresentano la struttura portante
dell’Indice: capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare, di accesso a risorse e servizi. Quest’anno inoltre l’Indice include anche un intero capitolo dedicato all’analisi del periodo Covid-19, che evidenzia come l’emergenza e il lockdown abbiano moltiplicato i fattori di rischio per il maltrattamento all’infanzia, complice anche l’abbassamento dei livelli di monitoraggio dovuti all’interruzione di molte attività dei servizi sociali.
IL QUADRO NAZIONALE. A livello generale, il quadro finale dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in
Italia è quello di un’Italia a due velocità: si conferma l’elevata criticità dei territori del Sud Italia che rispetto alla
media nazionale registrano peggioramenti sia tra i fattori di rischio che tra i servizi, pur con diversi livelli di
intensità. Solo la Sardegna registra un peggioramento dei fattori di rischio e un miglioramento dei servizi. Le otto
regioni del nord Italia sono tutte al di sopra della media nazionale, mentre nel mezzogiorno si riscontra un’elevata
criticità: le ultime quattro posizioni dell’Indice sono occupate da Campania (20°) Calabria (19°), Sicilia (18°) e Puglia
(17°). La regione con la maggiore capacità nel fronteggiare il problema del maltrattamento infantile, sia in termini di
contesto ambientale che di sistema dei servizi è invece, come negli anni precedenti, l’Emilia-Romagna, seguita da
Trentino-Alto Adige (2°), Friuli-Venezia Giulia e Veneto che si scambiano il terzo e il quarto posto, e Toscana,
confermata alla quinta posizione.
L’Indice, complessivamente, vede dodici regioni al di sopra della media nazionale (erano tredici nel 2019): tutte le otto regioni del Nord Italia, tre dell’Italia Centrale (Toscana, Umbria e Marche) e una del Sud (Sardegna). Campania, Puglia, Sicilia, Calabria, Basilicata, Abruzzo e Lazio si confermano regioni a “elevata criticità”, che combinano una situazione territoriale particolarmente difficile sia per i fattori di rischio che per l’offerta di servizi. A queste si aggiunge il Molise, precedentemente posto sulla media nazionale. Sardegna e Umbria rientrano nella categoria delle regioni “reattive” che combinano un fattore ambientale critico con un’offerta più dinamica di servizi dedicati al
maltrattamento. Tra le regioni “virtuose” – con bassi fattori di rischio e un buon livello di servizi sul territorio – si
confermano invece Emilia-Romagna, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Toscana e quest’anno, in aggiunta rispetto al 2019, anche il Piemonte che, pur perdendo una posizione per i fattori di rischio migliora nei servizi. Tra le regioni “stabili” si collocano tre regioni: la Lombardia, come nella precedente edizione, la Valle d’Aosta collocata tra le regioni virtuose nell’Indice 2019 e le Marche.

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