Abbiamo scelto di raccontare Federico II, sepolto nella cattedrale di Palermo, perché la produzione del documentario ‘Stupor Mundi’ è parte di una produzione pensata e prodotta in occasione della nomina di Palermo a capitale italiana della cultura 2018. E perché a mio parere è a tutt’oggi esempio di una qualità di pensiero, di uno stile di conduzione della cosa pubblica, di una capacità di gestione di una complessità rilevante che, pur risalendo a tanti secoli fa, è di grandissima attualità. Federico II è stato capace di saper conciliare diversità, di fare della diversità un elemento di ricchezza sociale, culturale”. Lo ha detto all’Adnkronos in occasione della Mostra del Cinema di Venezia Oscar di Montigny, Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer di Banca Mediolanum e produttore del documentario ‘Stupor mundi‘.

“Ridestare queste memorie – spiega – ci sembrava d’auspicio per il tempo che stiamo vivendo che ha bisogno di illuminati, di visione, di testimonianze tutte rivolte a fare della diversità un elemento di ricchezza. Credo fortemente che se oggi non veniamo educati ad apprezzare l’unità nelle diversità sociali, culturali, ideologiche, religiose, potremmo ritrovarci incapaci di affrontare un futuro che potrebbe, invece, essere splendido”.

“Abbiamo deciso di sposare i progetti delle capitali italiane della cultura – evidenzia Oscar di Montigny – Lo abbiamo fatto per Palermo capitale italiana della cultura 2018 e stiamo già lavorando a Parma 2020. Abbiamo anche abbracciato la nomina di Matera capitale europea della Cultura. E abbiamo pensato a nove eventi ad alto impatto culturale di divulgazione filosofica, scientifica, architettonica. Ci piace misurarci con quante più discipline possibili, raccontando prospettive diverse su una idea che porti con sé il seme della possibilità. Nel caso di Matera è la rivalsa, la rinascita, la resilienza. Una città che era stata dichiarata la vergogna dell’Italia e che, invece, oggi è patrimonio dell’Unesco. Torneremo con questo modello ad enfatizzare le bellezze del nostro Paese cercando di portare semi di cultura alla comunità locale”.

“I nostri eventi sono gratuiti, aperti al pubblico e noi siamo sempre d’accordo con l’amministrazione locale che ci sostiene sempre nelle produzioni che sono a carico nostro – sottolinea il Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer di Banca Mediolanum – Chiediamo, però, un sostegno alla comunità”.

“Poi, come nel caso di ‘Stupor Mundi’, quando alcune produzioni ed eventi si prestano ad essere divulgati anche altrove, al di là della cornice dell’evento specifico, noi iniziamo a girare l’Italia – racconta – e a creare altre occasioni di incontro. Federico II e Stupor Mundi sono un messaggio di pace, tolleranza, accoglienza universale. Certamente nasce storicamente in un’area geografica, si manifesta in quell’area ma va oltre. Oggi non è più tempo di confini e barriere e, quindi, quanto più ampiamente si può divulgare il messaggio, più siamo contenti. Come azienda privata questo ci rallegra molto, non ci vergognamo di fare cultura ed anzi io ritengo che il privato debba occuparsi anche di questo”.

“La piattaforma Centodieci di Mediolanum – approfondisce Oscar di Montigny – è una costante scoperta. Siamo partiti con degli eventi sul territorio che poi ci hanno aiutato a fare dei progetti su scala annuale come nel caso delle città della cultura. Abbiamo prodotto quasi 620 eventi sul territorio in questi anni. Pensate a quante persone abbiamo incontrato su e giù per la Penisola. L’Italia è ricchissima di location fantastiche, di teatri incredibili che noi riempiamo di contenuti culturali. Centodiceci poi – fa notare – è anche una piattaforma culturale su cui ogni giorno pubblichiamo contenuti di terze persone che divulgano le discipline più rilevanti stimolando il nostro pubblico, che oggi ammonta a oltre un milione e mezzo di lettori di cui solo il 4% sono nostri clienti. Un dato che ci dice come questa nostra azione sia non solo commerciale ma effettivamente divulgativa. Ed ecco che torniamo così a quello che ho sottolineato prima e cioè alla responsabilità sociale dell’impresa”.

 

 

 

Adnkronos.

 

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